Mediterraneo: odissea tra mito e miseria

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Benvenuti all’ottava edizione del Cusano Talk Festival. Anche quest’anno abbiamo pensato di mettere in rilievo la contemporaneità. Questa edizione infatti la vogliamo dedicare al Mediterraneo, a quel mare in mezzo alle terre che separa e insieme unisce, distanzia e rende possibili scambi e interazioni.

Raccontare il Mediterraneo vuol dire innanzitutto raccontare come diceva Paul Morand la “civiltà dell’antideserto“, il più grande incrocio di civiltà del pianeta, nonché teatro principale della storia e della cultura della civiltà occidentale.

Mediterràneo agg. [dal lat. mediterraneus (con i sign. 1 e 2), comp. di medius «medio» e terra «terra»]. – 1. ant. Di regione lontana dal mare, tutta compresa entro terra

Da un lato la sponda classica con i mercanti, i corsari, i militari e gli avventurieri che sviluppano in questo lembo di terra la cosiddetta civiltà del mare già a partire dal 2500 a.C. Queste civiltà, fenici; cretesi; micenei e greci  si sviluppano proprio lungo le coste del Mediterraneo perché questo mare si mostra ambiente particolarmente favorevole, ricco di foreste e di grandi insenature. 

Più di tutto le passate civiltà usarono il mare per mettersi in contatto con altri popoli sviluppando dei fiorenti commerci. Fondarono empori e colonie e favorirono la diffusione di conoscenze e il progresso dei vari popoli.

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Questo mare che fin dall’antichità è stato un luogo geografico di grande rilevanza, il posto nel quale si realizzava l’incontro tra i popoli e le culture più disparate oggi è vissuto sempre più come il luogo dove si confrontano conflittualmente società diverse. Quante vite e leggende, quanti traffici e dolore si sono imbevuti nelle nostre acque, ora calme, ora agitate da provocare tragici naufragi? Cos’è successo al Mediterraneo? Ma ancor di più: cosa è successo a noi? Abbiamo rinunciato definitivamente alla nostra tradizione di centro di incontro delle etnie per diventare la frontiera di una Europa fortezza dove vigono limiti, barriere e confini. Abbiamo alzato muri, steccati ed armato pattuglie. Non ci sono più i mori e i cristiani, i popoli del Nord e quelli del Sud, e nemmeno le invincibili armate inglesi e spagnole. Il nostro nemico è  davvero quel noto barcone pieno di profughi sospinto in avanti da guerre e carestie? Guardiamo a “quelli che arrivano” come “contaminatori”, invasori dei nostri spazi, senza renderci conto del dolore dell’esilio, dell’esodo e dell’abbandono.  Durante questo CTF vogliamo discutere anche di questo per evitare soprattutto di sprecare quel bagaglio storico che ci ha reso ciò che siamo: uno sterminato patrimonio di culture e di visioni.